Le Navi Di Pavlov by Frederik Pohl

Le Navi Di Pavlov by Frederik Pohl

autore:Frederik Pohl [Pohl, Frederik]
La lingua: ita
Format: epub, mobi
pubblicato: 2011-12-15T07:54:09+00:00


10

Forse eravamo dei giuda, ma pareva che gli animali non se ne preoccupassero. Venne scelto l’equipaggio per il “Weems”: tre cani, Josie compresa, due piccole scimmie, e una foca. Quest’ultima non era fisicamente presente (era stata lasciata nella piscina del Progetto), ma se il

“Weems” o una nave della stessa classe avesse preso il mare, anche lei avrebbe fatto parte dell’equipaggio.

In seguito gli equipaggi non sarebbero stati composti da scimmie e cani insieme, ma da un gruppo o dall’altro. Il nostro compito era quello di stabilire quali animali erano maggiormente qualificati per guidare il sommergibile. Le scimmie possedevano una maggiore abilità manuale, il che era abbastanza importante. Gli studi condotti da Lineback avevano però dimostrato che i cani avevano una maggiore tolleranza alle radiazioni.

Il che aveva un’importanza ancora maggiore. Il reattore, logicamente, non era del tutto scoperto. I tecnici l’avevano isolato con leghe di metallo leggero in grado di trattenere le radiazioni gamma e alcuni sottoprodotti. I neutroni però sarebbero riusciti a filtrare. Con quella leggera protezione, essere nelle vicinanze del reattore significava una morte lenta ma sicura.

Gli animali sarebbero morti senza sapere a quale pericolo erano stati sottoposti… ma sarebbero pur sempre trascorse diverse settimane.

Quella della foca fu la brillante idea di qualcuno, e subito compresi che poteva essere la più fruttuosa. Immaginate una foca, addestrata a eseguire ordini, che porta una bomba verso una nave Caodai. Non che il nemico non possa localizzarla, ma quali misure potrebbe prendere? Sparare a tutti i pesci, balene o delfini, che entrano nel raggio del loro sonar? La nostra foca sarebbe stata simile a qualsiasi altra foca, solo che avrebbe trasportato qualcosa d’insolito per una foca. Ed era molto difficile che il nemico potesse capire in tempo quale fosse il carico.

Lavorare con una foca era un gioco da ragazzi. Bastava spiegarle, con le parole del suo vocabolario, che se avesse nuotato verso l’oggetto che le veniva mostrato spingendo avanti a sé un grosso disco di metallo avrebbe poi avuto un bel pesce, e poi provarle che era vero dandole effettivamente un pesce.

Semyon scoppiava a ridere tutte le volte che mi vedeva fare la doccia con l’elmetto d’alluminio in testa. Per ordine di Lineback, io tenni la bocca chiusa sul motivo per cui portavo l’elmetto. Ma, come Lineback aveva detto, dopo un po’ si videro parecchi altri circolare con un copricapo simile al mio. Kedrick fu il secondo, poi toccò a tre o quattro ufficiali e a una ausiliaria, infine a diversi soldati semplici. L’ausiliaria che lavorava con me comparve una mattina con un elmetto di foggia leggiadramente femminile. Era un poco più piccolo del mio, evidentemente un modello più recente, il che, considerando che il mio era stato costruito solo tre o quattro giorni prima, indicava quanto si stesse facendo per proteggere il personale del Progetto. Ed era chiaro che le morti per “bruciatura” erano molto più frequenti di quanto riportavano i giornali.

E allora, la ragione degli elmetti divenne di dominio pubblico. Semyon si sentì offeso.

— Quindi non avrei un cervello sufficientemente importante, vero? —

chiese, amareggiato.



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